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Tutto ruota intorno a un alter-ego di Omar Sy , un divo in cui è facile riconoscere l'interprete stesso. Anch'egli ha come il protagonista un papà operaio senegalese immigrato in Francia. Il Sy divenuto grande ri lava dunque i panni in Africa, e per farlo si fa nuovamente accompagnare - come in Famiglia all'improvviso - da un figlio acquisito.

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Là era un figlio biologico, capitato nella vita di una persona senza alcuna velleità paterna. Qui è un doppio del figlio "perduto", e rimasto con la madre separata in Francia.

Quindi è al tempo stesso un sé stesso bambino e un'altra progenie, che prende vita correttamente nel Continente di origine.

Questo ragazzino ha sogni d'altri tempi: vuole fare l'astronauta, il palombaro, legge Verne e sbugiarda le comodità occidentali di un arricchito che in biblioteca non ci è mai entrato. Come a dire che l'avventura e l'immaginazione abitano dove l'universo non ha ancora accomodato le persone nelle uniche categorie di produttori e consumatori.

Quanti bambini sognano oggi di andare su Marte? Il viaggio di Yao , insomma, finisce con l'essere un racconto che funziona soprattutto per quello che c'è scritto tra le righe, per il braccio di ferro tra ragioni personali e industria culturale, per l'ennesimo riposizionamento della figura di Omar Sy. La bontà il buonismo di tanti suoi titoli si riconferma, come se ci fosse il disperato bisogno di rassicurare sui sentimenti pacifici del gigante sorridente, capace di scrollarsi di dosso la Banlieue.

E anche se Sy non è certo un grande attore caracolla per l'inquadratura senza saper che cosa fare del proprio corpo, né regge i primi piani se non fidandosi del suo sguardo infantile , questo diviene paradossalmente un ulteriore marchio di trasparenza e autenticità, evidentemente catturate e amate dal pubblico.

Un'ultima annotazione sulla struttura. Il road movie tra adulto e bambino continua a ritornare come strumento retorico di conoscenza del presente. Da Sole a catinelle a C'è tempo , anche il cinema italiano insiste sul viaggio anagrafico. Anche questo intriga, sospeso com'è tra strategia di mercato la "familyzzazione" del cinema tutto e ricerca di palingenesi.

Ad altezza di bambino. Nel racconto della star del cinema francese Seydou Tall che decide di rivedere la sua tabella di marcia e lasciare la comfort zone dell'Hotel Radysson di Dakar, per riaccompagnare un ragazzino di tredici anni nel suo villaggio nel nord del Senegal, non è difficile leggere un desiderio dell'attore campione d'incassi Omar Sy di fare in qualche modo il punto della propria carriera. Lo testimonia non solo il coinvolgimento dell'attore come co-produttore del film per lui si tratta di una prima volta ma anche lo spazio dato al paese di origine di suo padre, il Senegal, e in generale un mood velato di nostalgia che nel film attornia il suo personaggio dall'inizio alla fine.

Al di là del risvolto personale, ipotetico ma non inverosimile, Il viaggio di Yao ha anche un aspetto sociale e culturale più ampio e immediatamente evidente, per cui, nell'epoca dei viaggi forzati dai paesi dell'Africa verso l'Europa della democrazia e della pace, l'attraversamento del paesaggio geografico e umano del Senegal, si fa promemoria importante dell'esistenza di un paese di indubbia bellezza e fascino, oltre che di un altro modo di vivere, che per molti versi è più povero soltanto in apparenza, ma conserva una tradizione di socialità che in Europa è andata drammaticamente perduta Yao non capisce, per esempio, perché Seydou abbia chiamato un clown per animare la festa di suo figlio e non lo abbia fatto lui stesso.

C'è, infine, la possibilità di illuminare il film da una terza angolatura, più propriamente cinematografica. Il road movie di Philippe Godeau non guarda al cinema-verità né tantomeno al cinema dei paesi africani, ma affonda le sue radici visto che di questo di parla nella commedia francese che negli ultimi decenni ha avuto più riscontri al botteghino, quella, cioè, che sfrutta pregiudizi e luoghi comuni per giocare a ribaltarli col sorriso sulle labbra.

Si potrebbe dire che Il viaggio di Yao metta insieme - posizionandosi al centro, come un mediatore culturale - i due poli della commedia dei buoni sentimenti da un lato, di cui Omar Sy è esponente di spicco, e del genere di Benvenuti al Nord e dei tanti suoi epigoni dall'altro. L'esistenza di un pregiudizio non è mai esplicitata, ma quel che Godeau racconta è proprio che l'Africa è sconosciuta agli stessi africani, almeno quelli che, pur venendo da quelle terre, se ne sono allontanati nel tempo e nello spirito.

Inquadrare con un geolocalizzatore le location de Il Viaggio di Yao , l'on the road africano diretto da Philippe Godeau con Omar Sy al cinema dal 4 aprile , è un viaggio nel viaggio: villaggi e paesi come piccole macchie disegnate su un territorio monocromatico, tagliato da poche strade bianche, rare strisce blu, nessuna zona verde. Il Senegal di Diofior, il villaggio reale da cui parte nel film l'avventura del giovane Yao, è nell'ovest del paese, nella regione del fiume Sine Saloum: una cittadina di È qui che Godeau ha girato parte del film, e proprio qui Il Viaggio di Yao ha avuto la sua prima proiezione, una particolare première nella piazza del villaggio con Omar Sy a introdurre il film.

Da Diofior, al centro della regione delle mangrovie una delle più note ai turisti , le riprese si sono spostate a Dakar, capitale del Senegal e centro propulsore culturale dell'Africa Occidentale, sede della principale università del paese e della Biennale d'arte africana, che nel film è il motivo per cui il personaggio di Sy , l'attore Seydou Tall, ritorna nel continente. Era infine capitale del Senegal nel Saint Louis, l'altra grande città raccontata nel film: caotica, pittoresca e multicolore, costruita su un'isola alle foci del fiume Senegal, la sua particolarità è il porto, dove il pesce viene essiccato e salato all'aperto, e il labirintico mercato dei tessuti.

Culla del cinema africano, il Senegal ha dato i natali al primo grande regista del paese, Ousmane Sembène.

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Ma dopo un lungo periodo d'oro, quello tra gli anni Sessanta e Ottanta l'origine negli anni Cinquanta, poco prima dell'indipendenza dalla Francia, con Afrique sur Seine di Paulin Soumanou Vieyra , l'industria cinematografica senegalese ha subito un tracollo: a dodici anni dalla scomparsa di Sembène, a Dakar, un tempo centro del cinema senegalese, sono rimasti aperti solo quattro cinema - sotto accusa i costi del passaggio dall'analogico al digitale - mentre la produzione di titoli locali si è ridotta a soli cinque film in dieci anni.

In una storia costruita su misura per lui, Omar Sy ritrova il pudore, il calore umano e la misura che gli hanno regalato immensa popolarità in Quasi amici.

Divo di colore nato in Francia che del paese degli avi, il Senegal, ignora lingua e costumi, Seydou vola sull'invito di un festival del cinema a Dakar, dove incontra l'undicenne Yao, scappato da un lontano villaggio del Nord per avere un suo autografo.

Impastato nella terra rossa del Senegal, nelle sue strade polverose e nel calore della sua umanità, Il viaggio di Yao è un cammino di scoperta del sé, che scava nella storia dell'attore francese Seydou Tall alla ricerca delle sue radici più profonde.

Nato in Francia da famiglia senegalese, Seydou Omar Sy è l'immagine perfetta dell'immigrato di seconda generazione, integrato in tutto e per tutto nella [ Seydou è un attore di enorme successo, francese di origini senegalesi.

Sorpreso, Seydou decide di riaccompagnarla a casa, e scopre molto di sé e dei suoi luoghi d'origine.

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Fa onore a Omar Sy la consapevolezza della sua condizione di attore nero dall'anima bianca: un bounty, come lo definisce il piccolo Yao in questo film dall'evidente matrice autobiografica che l'attore francese di origini senegalesi e mauritane - qui anche produttore con il regista Philippe Godeau - ha cucito sulla sua esperienza.

Celebre in Francia e sradicato nel mondo d'origine, in Il viaggio di [ Nero di pelle, ma bianco dentro. Diventato un celebre attore in Francia, dove è nato e cresciuto, Seydou non sa nulla delle sue origini senegalesi. È ricco, vive nei quartieri alti di Parigi, va in giro con macchine di lusso con tanto di autista personale. Ma questa è solo una metà del film L'altra metà è rappresentata da Yao, un ragazzino che in Senegal ci vive fin dalla nascita, e che proprio [ Un attore francese in cerca delle proprie radici senegalesi, un ragazzino senegalese in cerca del proprio idolo cinematografico: è "Il viaggio di Yao", road movie iniziatico di Philippe Godeau.

Seydou Tall decide di andare in Senegal sull'onda di un'autobiografia di successo. Ad accoglierlo a Dakar c'è Yao, un ragazzino di 13 anni, che ha fatto chilometri per un autografo.

Com'è buono il nero. Dopo l'exploit di "Quasi amici" il franco-senegalese Omar Sy non ha più recitato in titoli importanti, ma tant'è: la sua fortuna combacia ormai con la sua croce, ossia l'obbligo a incarnarsi in personaggi simili a fumetti che sono inevitabilmente destinati a funzionare come conduttori di messaggi non melensi, paternalistici e didascalici, di più.

Yao ha tredici anni, vive in Senegal ed è pronto a tutto per incontrare il suo idolo, l'attore francese Seydou Tall. Seydou arriva a Dakar per presentare un libro e Yao s'imbarca in un viaggio di trecento chilometri per andare da lui. Conquistato dal bambino, Seydou decide di riaccompagnarlo a casa, mandando per aria i piani degli editori e, soprattutto, riscoprendo le sue radici.

Seydou Tall, star del cinema francese, bello, adorato e ricchissimo, non è altrettanto adulato da un'ex moglie ostile che gli impedisce di vedere l'adorato figlio seienne Nathan. Quando la donna non autorizza il bambino ad accompagnare Seydou in un tour promozionale della sua autobiografia in Senegal, sua terra d'origine, l'uomo si ritrova da solo in un paese che conosce solo dalla geografia.

Il regista francese Philippe Godeau torna sul grande schermo - dopo Le dernier pour la route del e Un progetto portato avanti con la collaborazione costante del protagonista Omar Sy, che tutti ricordiamo per la sua grande interpretazione in Quasi Amici , che è un trionfo di luci, colori [ Il tredicenne Yao vive a Kanel, un villaggio rurale nel nord del Senegal. Quando scopre che il celebre attore francese Seydou Tall è a Dakar per promuovere il suo libro, non ci pensa due volte e parte per incontrare l'adorato idolo.

Yao Lionel Basse ha tredici anni, vive in un villaggio nel Nord del Senegal ed è disposto a tutto pur di incontrare il suo attore preferito, il francese Seydou Tall Omar Sy. Invitato a Dakar per promuovere il suo ultimo libro, Seydou si reca per la prima volta nel suo Paese d'origine.

Per realizzare il suo sogno, il giovane Yao intraprende un viaggio in solitaria di chilometri per raggiungere [ Alla musica del Mali Damon Albarn - instancabile musicologo e un tempo, come noto ai più, cantante dei Blur - aveva intitolato un intero album.

Una nazione tra le più povere del continente da cui tutto ha avuto inizio, un luogo in cui, per una misteriosa [ Yao, un ragazzino di 13 anni che vive in un villaggio nel nord del Senegal, è disposto a tutto pur di incontrare il suo eroe, Seydou Tall, un celebre attore francese.

Invitato a Dakar per promuovere il suo ultimo libro, Seydou si reca per la prima volta [ Nato in Francia da una famiglia senegalese, Seydou Tall è una star del cinema che sull'onda di un'autobiografia di successo arriva in Senegal.

Ad accoglierlo c'è Yao, un ragazzino venuto da molto lontano solo per un autografo. Dalla banlieue a Hollywood. L'attore francese Omar Sy è la rappresentazione vivente della carriera che non ti aspetti, quella su cui non avresti scommesso un centesimo.

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